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"Las Edades del Arte: el Relevo" - Óleo sobre lienzo 130 x 89 cm
"Le età dell'Arte: Il Passaggio
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Comentarios realizados por Ana Pardo / A cura di Ana Pardo ESPAÑOL Con este cuadro cierro el primer ciclo de “Las edades del arte” creando en su contenido un elemento discursivo de infinitas variables. En él he volcado conceptos clásicos, modernos y personales. Cada elemento escogido, cada cambio realizado en él, tiene un objetivo y una lectura tanto crítica como artística. La primera de ellas parece clara: “Tradición y oficio dan paso al liberalismo de la abstracción”.
Sin embargo, ¿no reflejará una encarnizada crítica hacia
cualquiera de las dos posiciones?:
Pero el cuadro no quiere quedarse en meros discursos
historicistas. Cada persona podrá extraer ciertas directrices que le sirvan de guía
en su futuro inmediato, igualmente contradictorios entre sí:
Pero al margen del contenido general, es la elección de cada
elemento y su técnica de elaboración donde guarda mayor variedad de
significados y donde el espectador más instruido degustará con agrado las
numerosas delicias que, escondidas, esperan ser rescatadas: Si el espectador logra encontrar repuestas, no sólo a las interrogantes mencionadas sino a las omitidas, descubrirá inagotables guiones de controversia artística y quedará impregnado de un recuerdo que subyacerá para siempre en su mente, reformándole la visión de la Pintura, no como un arte decorativo, sino como un ente vivo susceptible de hablarnos, capaz de llenar esa particular soledad que nos acompaña cuando nos detenemos a contemplar un cuadro. ITALIANO Con questo quadro chiudo il primo ciclo di “Le età dell’arte” creando nel suo contenuto un elemento discorsivo dai parametri infiniti. In esso ho versato concezioni classiche, moderne e personali. Ogni elemento scelto, ogni cambiamento realizzato in esso ha un obiettivo e una lettura sia critica che artistica. La prima di esse sembra chiara: “Tradizione e mestiere aprono lo spazio al liberalismo dell’astrazione”. Eppure non svela invece un’accanita critica verso entrambe le posizioni? “La bellezza, l’arte più pura dell’espressione consapevole aprono lo spazio al soggettivismo impulsivo, ai contenuti insostanziali, alla paranoia” o invece: “L’asfissia creatrice di canoni che globalizzano ogni atto espressivo cade e si arrende dinanzi alla nascita dell’individualismo dell’ inconscienza, quella libertà irrazionale della forma che rende possibile scoprire un artista in ogni uomo”. Ma il quadro non vuole ridursi a semplici discorsi di taglio storico, ogni persona può estrarne delle direttrici che possano guidarla nell’immediato futuro, altrettanto contraddittorie tra loro: “L’arte contemporanea dovrà ricuperare la sublimità dell’espressione se non vorrà diventare completamente muta e vuota” oppure “Custodire in una pergamena il passato perché l’atto creatore possa abbassare l’orizzonte e trovare insospettate maniere di concepire”. E perché no l’equilibrio fra entrambe: “Il futuro dell’arte è nel fare dondolare concezioni di pensiero in apparenza contraddittorie, allontanandosi dai radicalismi e dagli estremismi che soggiogano l’artista”. Ma aldilà del contenuto generale, la scelta di ogni elemento e la sua tecnica di elaborazione è quello che racchiude la maggiore diversità di significati. Perché no un paesaggio di Claudio di Lorena o Francesco Guardi? A priori sembravano più adatti ad enfatizzare il passato. Perché si introducono due David, uno come creatore e un altro come ricreato?, “L’educazione di Maria di Medici” custodisce qualche segreto sarcasmo? Quale significato ha il vuoto che troviamo nella struttura più orientale del Gugenhain? Qual’è l’evoluzione della figura femminile nel trascorrere del tempo? Se lo spettatore riesce a trovare risposte non solo alle suddette domande ma anche a quelle non indicate scoprirà inesauribili sceneggiature di controversia artistica e rimarrà impregnato da un ricordo che soggiacerà per sempre nella sua mente, riformandogli la visione della Pittura no come un’arte decorativa ma come un ente vivo suscettibile di parlarci, capace di riempire quella particolare solitudine che ci accompagna quando ci soffermiamo a contemplare un quadro.
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